Diritto o delitto?

8 marzo 2010

In molti Paesi del mondo, la Chiesa soffre persecuzioni violente e opposizioni tangibili che violano il rispetto e la dignità dell’uomo, e del cristiano. In Occidente, vediamo ciò che accade lontano: ci reca orrore, dolore, compassione. E pensiamo che qui sia diverso, che non vi siano persecuzioni. Invece esse ci sono, e si muovono a bassa voce, educatamente, insinuandosi nel nostro sistema perfettamente civile con l’abito del diritto, anziché al grido dei mortai con colpi di macete. Ciò non li rende meno presenti, o meno pericolosi.

In occasione della recente approvazione da parte del governo spagnolo della nuova legge sull’interruzione della gravidanza (26 febbraio 2010), forse è il caso di fermarsi a pensare per capire cosa c’è veramente dietro ad una nuova impresa politica dalle tinte esibitamente ‘laiche’. La parola chiave è depenalizzazione: la norma appena varata infatti sposta l’asse concettuale dalla tutela del nascituro al diritto della donna di interrompere una gravidanza non voluta. La regolamentazione precedente ammetteva l’aborto in poche e drammatiche circostanze, prevedendo per la trasgressione pene detentive nei confronti della donna che aveva ricorso all’interruzione fuori dai casi prescritti per legge. Ora si passa ad un concetto completamente diverso, che contempla l’aborto come pieno diritto della donna, con postille che fanno rabbrividire: mentre diviene più difficile la questione relativa all’aborto terapeutico, si fa più semplice l’operazione per tutti gli altri casi. La decisione è interamente affidata alla donna, in tutti i sensi: il padre ne è escluso, così come i genitori nel caso di minorenni, cui non è richiesto il consenso tutoriale ma solo un obbligo di informazione, che decade qualora la gravidanza fosse sospetto frutto di violenze domestiche. L’unico filtro tra la decisione della gestante e la struttura medica è la prescrizione di fornire materiali informativi alle mamme, perché di mamme a tutti gli effetti si tratta, e tre giorni di tempo per riflettere: scaduto questo tempo, nessuno può più frapporsi tra la donna e la morte del suo bambino. Come ha notato giustamente Roberto de la Cruz in un articolo riportato sul web (www.ilsussidiario.net, articolo del 23 giugno 2009), appoggiando il documento emesso a riguardo dalla Conferenza Episcopale Spagnola (CES), questi sono «esempi della solitudine a cui si vuol portare la donna incinta che dubita del valore della vita che si sta sviluppando in lei. Ed è a questo punto che si vuol portare le donne, cui verranno date informazioni riguardanti la loro decisione attraverso dei foglietti con i pro e i contro dell’aborto, come ha spiegato recentemente il ministro dell’Uguaglianza. La gravità della norma del Governo non è solo nella privazione della vita di un essere indifeso, ma anche nel fatto che isolare la donna incinta davanti a una scelta così grave, separarla da chi può mostrarle il buono, la porterà a perdere il gusto per la vita. Chi non ama la propria può dare valore a quella di suo figlio?». Con il giornalista, condividiamo l’osservazione che ciò offende tutti gli uomini dotati di ragione e che sostengono il diritto alla vita. Aggiungiamo: figuriamoci chi crede! E dove, se non qui, la Chiesa soffre? Io personalmente mi sento addolorato nel vedere come l’umanità si stia dirigendo verso un vicolo cieco, in cui la società emana regole che correggono il codice dell’esistenza cercando di mettere a tacere l’urlo della coscienza: ormai, se qualcosa nel tessuto naturale della vita non è secondo i desideri dell’uomo, l’uomo ne perverte il corso, legiferando in direzione di una ‘normalizzazione’ di ciò che normale e, aggiungerei, sano non è. Questo è un vero e proprio diritto al delitto, portato avanti contro ogni voce del cuore rappresentata da quel movimento di medici ospedalieri obiettori la cui presenza definita “massiva” è accusata di togliere la garanzia dell’assistenza pubblica alle donne (“Spagna. Movida e non solo movida”, www.blogosfere.it, post dell’8 marzo 2009, festa delle donne!) e di cui la legge vuole regolamentare l’obiezione (El Pais, 8 marzo 2009); contro ogni grido del sangue che lega una madre al figlio, sostenendo «la decisione privata della donna quale elemento giustificativo essenziale del riconoscimento attuale del diritto all’aborto» (R. de la Cruz).

Se la nascita è la cosa più naturale del mondo, cosa c’è di più innaturale di una madre che uccide il proprio figlio?

«La Madonna di Medjugorje»

24 luglio 2009

Desidero esprimere, dalle pagine di questo sito web, un ringraziamento profondo al direttore responsabile Andrea Monti del settimanale «Oggi», per il fascicolo, uscito insieme alla rivista, recante la storia delle apparizioni mariane a Medjugorje.

Innanzitutto, è la prima volta che un argomento tanto delicato viene finalmente riportato con rigore documentaristico e fedeltà alla verità storica autentica. Più importante ancora, per la prima volta si avverte un rispetto concreto verso coloro che credono. Io sono uno tra questi. E posso dire in tutta onestà che è stato bello, per una volta, sentirsi rispettato in quanto cristiano e cattolico nell’ambito della comunicazione, senza strumentalizzazioni e senza quell’impressione di essere costantemente giudicati. Insomma, sono felice di trovarmi di fronte ad un bell’esempio di giornalismo, che fa bene all’informazione e, soprattutto, alla fiducia con cui ci disponiamo verso di essa, specialmente se si considera la particolare natura della materia trattata: di grande risonanza e al contempo oggetto di enorme scetticismo.

Inoltre, è stato difficilissimo procurarsene una copia: è andato a ruba! Ha raggiunto un pubblico molto vasto, è vero, ma quel che colpisce di più è che ha raggiunto persone molto diverse tra loro per età e sensibilità. Queste pagine hanno portato all’attenzione una storia con più di vent’anni sulle spalle, dove i veggenti sono sani di mente, i messaggi teologicamente corretti, si registrano conversioni e cambiamenti di vita, la gente percepisce la presenza della Madonna.

Ho pensato di farvi cosa gradita segnalando questo fascicolo del Settimanale «Oggi», uscito in giugno con il titolo «La Madonna di Medjugorje» come “numero da collezione”, e mi propongo di mettere in serie difficoltà il settimanale nel ricevere moltissime richieste del fascicolo, obbligando così la redazione ad una ristampa.

Copertina del fascicolo allegato al settimanale

Copertina del fascicolo allegato al settimanale

Noi, cristiani e cattolici, abbiamo bisogno di acquisire la consapevolezza che a Medjugorje c’è Maria. E dove c’è Maria, c’è la Chiesa. A Medjugorje si va per cerca la Madonna e si trova la Chiesa di Gesù: quella Chiesa del perdono, della conversione, dell’Eucarestia, della pace e della gioia.
Per tutti quanti questi motivi, nessuno escluso, voglio invitare tutti voi alla lettura di questa attenta indagine che viaggia nel cuore di una storia affascinante e incredibile.

Emergenza Abruzzo!

27 aprile 2009

In questi giorni, risuonano milioni di informazioni, fiumi di emozioni e voglia di aiutare. Così, dando uno sguardo in giro, vedo il numero verde della protezione civile per permettere a chi lo desidera di provvedere agli alimenti per i terremotati; il numero verde della croce rossa per i bisogni sanitari e quello di moltissime associazioni impegnate a garantire tanti interventi sociali diversi. Non c’è nessun numero verde con cui poter chiamare a raccolta il sostegno spirituale per chi ha perso tutto. Non è nelle abitudini dei media pensare a questo genere di necessità: ma ci sono, e sono tanto più forti proprio in momenti di prova come questi. Vorrei portare, a tutte le persone che in Abruzzo stanno vivendo ore di angoscia, alcune piccole risorse di speranza e di conforto, perché nell’ora più nera in cui ci scopriamo fragili e impotenti di fronte a simili calamità, diventa più dura e più forte la percezione della nostra debolezza e del Mistero che esiste al di fuori di noi. Chiunque allora può desiderare di raccogliersi in preghiera, da solo o con la sua comunità, per ringraziare della vita o chiedere conforto per coloro che hanno perso. Mi piacerebbe infinitamente accogliere queste silenziose richieste e sostenere spiritualmente i fratelli abruzzesi che in questo momento, a pochi chilometri di distanza da me, soffrono.

Mi rivolgo a voi: siete i miei destinatari ed i miei messaggeri. Aiutatemi ad arruolare volontari per questo supporto all’Abruzzo: ora più che mai il nostro soccorso deve alleviare le piaghe dell’anima, oltre a quelle del corpo.

In Memoriam Martyrum

13 marzo 2009

In occasione di questa importante manifestazione, voglio soffermarmi un momento sui motivi di una scelta: perché concentrare l’attenzione sul MARTIRIO? Perché abbiamo scelto i MARTIRI? La risposta mi sorge spontanea: perché loro hanno scelto noi.
L’idea di martirio, il pensiero del martire ci fa venire in mente tutte cose piuttosto sgradevoli: dolore, sangue, lacrime, sudore, angoscia, morte. Eppure, questa non è che la minima parte di quello che per noi cristiani significa il martirio.
Gli uomini e le donne che sono morti per difendere la fede in Cristo, hanno compiuto un atto di coraggio e di amore non solo verso Dio, ma soprattutto verso i fratello: verso di noi. Con la loro vita, di cui la morte è stata semplicemente un suggello di splendore, ci hanno dimostrato due cose: che è possibile seguire Cristo fino in fondo, e che la sofferenza, secondo il Suo esempio di amore perfetto, può salvare la vita di molti.
Aiuto alla Chiesa che Soffre si confronta con questo mistero sublime ogni giorno, ed ha un impegno: combattere per dare voce all’esperienza salvifica di questi fratelli, perché essa non vada perduta, dimenticata, sperperata nel chiasso di mille cose inutili, ma anzi raggiunga il cuore di molti per divenirvi seme di salvezza nella grazia di Cristo.

Molto ci colpisce la contraddizione tra ciò che appare, ciò che comunemente ci arriva come sgradevole, e la bellezza che porta con sé quanto a prima vista ci dà i brividi. Vengono in mente le parole di Isaia.
« Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
E come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
Per attirare i nostri sguardi,
non splendore per potercene compiacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori
che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre il volto,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima». (Isaia 53, 1-3)

In un mondo in cui il bello è standardizzato e il gusto ha delle regole, ciò che non è secondo le regole risulta sgradevole e merita solo disgusto. Noi Cristiani ci accontenteremo davvero di questo mondo di plastica? L’apparenza e la Verità: quale sarà la nostra scelta? L’immagine di Cristo, vivente in uomini e donne che hanno fatto la differenza, ci invita a riflettere e a prendere una via di consapevolezza che non ha come ultima fermata il dolore e la morte, bensì la felicità e la vita:
«Dopo il suo intimo vedrà la luce
E si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà la loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato se stesso alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i peccatori». (Isaia 53, 11-12)
Viviamo in un mondo pieno di sfide per noi Cristiani e per la nostra libertà di fede; soprattutto, per la nostra consapevolezza di quanto importante sia il coraggio di una scelta di verità in tempi come il nostro, in una società opulenta occidentale qual è quella in cui viviamo. Mi viene in mente un passo letto nella rivista «Rinnovamento dello Spirito»: I cristiani, presidio dell’umanità, del direttore Donato Sciannameo, n. 11, 2007:

«[…] da non-credente che difende e ama «la fede degli altri», Ferrara ha riportato l’attenzione sull’attualità del «martirio quotidiano» che nasce «quando la Chiesa tenta di dare significato alla vita, non solo dei cristiani ma anche di chi non segue Gesù» e ha stigmatizzato come puro fatto oscurantista la «pretesa di scristianizzazione radicale del mondo» che avanza da almeno un paio di secoli. Questa pretesa – ha esemplificato – vuole impedire ai cristiani di testimoniare ciò in cui credono: l’embrione, il feto, il matrimonio, il dono di sé, l’amicizia coniugale, il valore dell’amore secondo un principio diverso dal mercato dei sentimenti; un «tentativo aspro» che si attua con pressioni di ogni tipo, mirate ad «addormentare sentimenti profondi, unificare le coscienze» e ricondurle «alle ragioni di un mondo che non prevede il loro pensiero».

La domanda vera allora è questa: posso davvero credere in quello che voglio? In una ambiente in cui è frequente essere abbinati a contesti discutibili e accusati di “indottrinamento”, posso davvero essere cattolico e dirmi cattolico davanti al mondo?

Vi lascio con questi interrogativi aperti, con la voglia di aprire un dibattito e stimolare un confronto tra noi, per crescere nel libero scambio di idee, esperienze, stimoli. Insieme ne vedremo delle belle!
Colgo l’occasione per salutare tutti i benefattori dell’opera, sperando di incontrarli in questi giorni di preghiera e approfondimento «In Memoriam Martyrum» e ringraziandoli per il prezioso sostegno che ci porta a sostenere, ogni giorno, tutti i fratelli cristiani perseguitati e in difficoltà, in ogni parte del mondo.

Il Direttore di ACS
Massimo Ilardo